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Siamo tutti un po’ gioiellieri e un po’ ladri (ma non vogliamo ammetterlo)

Siamo tutti un po’ gioiellieri e un po’ ladri (ma non vogliamo ammetterlo)

“Vecchio gioielliere depredato di orgoglio e preziosi insegue i suoi rapinatori e li fredda alle spalle. La scabrosa vicenda si risolve in una condanna a 14 anni per l’incauto omicida. Si prospettano strumentalizzazioni politiche.”

Se la storia di Mario Roggero fosse stata concepita dalla brillante fantasia di Lina Wertmüller, probabilmente questo sarebbe il titolo del film.

A noi, però, piacciono tanto (decisamente troppo) le serie TV, e non abbiamo perso tempo a trasformare l’ennesimo, divisivo episodio di cronaca giudiziaria in uno show a puntate. Garlasco stava già tramontando sotto la linea dell’orizzonte, il recente capolavoro “Grazia a Nicole Minetti” è presto passato in cavalleria, e quindi serviva nuovo pattume per il trinciatutto social che mai riposa.

In vero, viene da pensare che il tempismo di questa sentenza sia ascrivibile alle trame sotterranee ordite dai sondaggisti di professione. Ansiosi di sfuggire alla devastante canicola degli ultimi giorni e salvarsi le ferie, hanno scelto di avvalersi dei servigi della magistratura, che ha teso loro una mano ben volentieri (dato che, com’è ormai noto, giudici e PM sono una sorta di banda di anarchici senza padrone né guinzaglio). 

Eh già, perché, in attesa che governo e opposizione decidano a chi conviene tuffarsi per primo nell’ignoto, l’Italia e gli italiani sanno finalmente, oltre ogni ragionevole dubbio, chi voti cosa. Altro che referendum sulla giustizia, altro che remigrazione: per scoprire gli altarini, bastava mettere in mezzo una storia di soldi e sangue, infarcendola con tutto il populismo necessario.

Come nelle più tipiche sfide Scapoli-Ammogliati, si fronteggiano quelli che reputano l’altrui vita meno importante delle proprie ricchezze, giustificando la vendetta privata allo scopo di recuperare le stesse, e quelli che quasi quasi lascerebbero il bottino intatto nelle mani degli scaltri Lupin, che poverini, per forza fanno i ladri: mica sono figli di papà.

Stiamo naturalmente esagerando, ma è un’iperbole che ci serve a rammentare, una volta di più, quanto siano sterili le posizioni manichee, immobili nei loro estremismi ideologici.

È evidente che Roggero non si sia legittimamente difeso, dal momento che ha scientemente rincorso i ladri, ormai fuggiti dal negozio con la refurtiva, per poi sparargli quando più alcuna minaccia incombeva sulla sua incolumità e quella della propria famiglia. 

È altresì chiaro che non si possa trasformare il gioielliere (inteso non come l’uomo Mario Roggero, bensì come simbolo castale di agiatezza e privilegio) in un mostro assassino e i suoi rapinatori in poveri cristi che devono pur sempre campare.

In mezzo ci passa tutto il mar Rosso con Mosè e il popolo ebraico al seguito.

Smontare la prima posizione, arringata dalla destra, è assai semplice: i tre gradi di giudizio sono la conferma che i magistrati si siano limitati ad applicare una legge… della Lega! 

Flashback: marzo 2019. Prima della famigerata estate del Papeete, Salvini posa con la maglietta “La difesa è sempre legittima”. Il Senato ha appena approvato la riforma della legittima difesa, la legge 36 del 2019, la stessa grazie a cui si è arrivati alla condanna di Roggero. 

Oggi, Salvini blatera di grazia e ingiustizia, perché confessare che la suddetta legge dica una cosa differente rispetto ai proclami del passato sarebbe troppo. 

Di contro, la solita sinistra più radicale che sinistra sembra quasi prendere le parti dei criminali. Perché, ci chiediamo, quest’assurda perversione nel cercare di rendersi sempre detestabile agli occhi dell’uomo della strada? 

Sappiamo bene come la delinquenza sia strettamente legata a contesti ambientali difficili, situazioni socio-economiche disastrose, degrado urbano, istruzione monca, istituzioni deboli, eccetera eccetera. 

Al di là del fatto che non tutti gli individui di umili origini si trasformino in Al Capone e Bugsy Siegel, visto che intraprendere la strada del delitto è anche e soprattutto una scelta di vita, siamo d’accordo: sociologia e antropologia parlano chiaro. 

Ciononostante, è così irresistibile l’urgenza di usare intelletto e conoscenza per baloccarsi puntualmente in una torre d’avorio di superiorità morale? È certamente più semplice incolpare il qualunquista un po’ ignorante di essere tale, anziché cercare di guidarlo faticosamente a una consapevolezza diversa con lo strumentario dialettico che si ha a disposizione. 

Ed è ciò che troppo spesso si fa a sinistra. Poi dicono che la gente voti a destra. Per forza!

Oggigiorno, auspicare il dialogo tra persone con idee diverse, finanche opposte, pare essere la cosa più simile alla lotta contro i mulini a vento di donchisciottiana memoria. 

Ma, in effetti, lo è pure la democrazia.