L’insostenibile leggerezza dell’essere è un capolavoro assoluto. Opera ibrida, indefinibile: un po’ romanzo e un po’ saggio, un po’ elegia e un po’ trattato. Al centro di tutto ci sono i rapporti umani, tratteggiati sapientemente col loro carico di incomunicabilità, sentimento, conflitto e… semantica.
Le parole, infatti, sono il fulcro della comunicazione, ma, come ci svela magistralmente Kundera in una delle sezioni più memorabili del libro, i significanti che usiamo (che sono universali) quasi mai corrispondono a dei significati altrettanto inequivocabili: ogni concetto è inafferrabile nella sua essenza, giacché la sua interpretazione è inevitabilmente legata all’esperienza individuale, e, dunque, alla sfera dei sensi, dei ricordi, del proprio vissuto.
I protagonisti di questi geniali fraintendimenti sono Franz e Sabina, amanti appassionati, eppure profondamente diversi per temperamento, estrazione, etica e nazionalità. E così, per Franz, intellettuale ed europeo incallito, i cortei sono un grande esempio di condivisione collettiva, di protesta e di rivendicazione, mentre per Sabina, artista boema, cresciuta a pane e comunismo, rappresentano solo uno dei tanti modi per omologare il popolo e spersonalizzarlo, fungendo da apripista per quelle impalcature ideologiche che chiamiamo fascismo o comunismo.
Alla stessa maniera, Franz considera il tradimento la colpa peggiore in amore, mentre Sabina, da spirito libero e indomabile, lo ritiene un modo per uscire dai ranghi e dirigersi verso l’ignoto. Lui vede la musica come l’arte più vicina alla bellezza dionisiaca, lei un insopportabile rumore a cui le persone, inspiegabilmente, non riescono a rinunciare.
Insomma, intendersi è quasi impossibile, finanche se ci si ama. Di conseguenza, per Kundera, la vita è l’unica cosa reale che ci lega l’un l’altro, tuttavia, se la vita è poco più che uno stillicidio di attimi che si susseguono con linearità, cosa le dà valore? Come possiamo provare la bontà delle nostre scelte, se ogni esperienza rimane confinata nella sua irripetibilità?
L’inconsistenza che ne deriva è quella leggerezza del titolo, resa in ossimoro dall’insostenibilità della nostra personale irrilevanza, che ci turba, ci apre alla malinconia e all’isolamento. Ma, se la semantica delle parole fraintese ci accomuna tutti, allora, dopotutto, c’è modo per sentirsi meno soli: basta osservare la realtà e riconoscere il tormento dell’Essere sulle spalle di ognuno di noi.