L’inesorabile ascesa di Vannacci ci ricorda che il total black ci piace sempre
Vi ricordate i temerari servizi di Saverio Tommasi agli appassionati anniversari mussoliniani in quel di Predappio? Simpatiche riunioni di inguaribili nostalgici di un’epoca mai vissuta che giocavano ai gerarchi e ai gregari mentre noi ci affidavamo a Renzi I il Rottamatore.
Fa strano pensare che, fino a qualche tempo fa, l’Italia ancora ritenesse Berlusconi l’epitome della destra moderna. Eppure, lo stravolgimento del senso delle cose fu il capolavoro più evidente dell’opera del Cavaliere, capace di far apparire la sua (non)ideologia libertaria e individualista come il sequel di un tradizionale partito liberale e Marco Travaglio come un’infervorata zecca comunista.
Oggi le cose sono un po’ diverse: al Governo siede da quattro anni la mutazione genetica del MSI e l’italiano medio ha via via meno imbarazzo a qualificarsi per quel che è: ignorante, razzista, reazionario, qualunquista.
D’altronde, c’è poco da fare, esser di destra (in senso lato) è la condizione base, quasi pre-installata, di ogni individuo. Si ragiona con la pancia, ci si focalizza sul proprio orticello, si ha paura di chi è diverso da noi, eccetera.
Il terreno ideale per i semi del generale Vannacci, la cui dialettica fortemente nazionalista non teme ormai né il salotto della Gruber né le verosimili accuse di tradimento politico (mai paguro bernardo fu più abile a sfruttare una conchiglia tanto ingenua come casa).
Tuttavia, ciò che fa venir voglia di emigrare (a noi nativi, s’intende) è la crescente popolarità che il nostro sta guadagnando giorno dopo giorno. Ci stiamo riaccorgendo che la destra estrema piace ancora, e tanto. E le fasce anagrafiche di ammiratori sono assai ampie: dai giovani esemplari alla Lorenzo Caccialupi (il Charlie Kirk de noantri) alle casalinghe di Caltanissetta. Tutti uniti al grido di “REMIGRAZIONE!”.
A dire il vero, alla recentissima manifestazione svoltasi a Roma, le urla si sono spinte un tantino più in là, inneggiando perfino a quel Duce che, come si diceva poc’anzi, fino a qualche anno fa era appannaggio degli affezionati di Predappio.
Sarà che i modi del generale rievocano una certa narrativa, come si può constatare, ad esempio, da una risposta data qualche giorno fa a un giornalista, curioso di sapere, nel concreto, come Futuro Nazionale si auspichi di ottenere risultati sulla questione migranti.
Quesito: “Come farete a trasformare i proclami sulla remigrazione in realtà tangibile, qualora foste a capo del Paese, quando si tratta di una questione su cui hanno fallito tutti i recenti governi?”
Risposta: “Perché stavolta al Governo ci sarà Vannacci.”
Sipario.
Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.