← Tutti gli articoli
← Torna agli articoli

Boldrin è l’eroe che ci meritiamo, ma non quello di cui abbiamo bisogno adesso

Boldrin è l’eroe che ci meritiamo, ma non quello di cui abbiamo bisogno adesso

Alzi la mano chiunque, avendo meno di 30 anni (ma, considerando il significato della parola “giovane” in Italia, pure 35), non sia rimasto intrigato dalle notevoli capacità da incantatore di serpenti di Michele Boldrin. Caustico, preparato, convincente. 

Un uomo che trasuda affidabilità, di quell’affidabilità che convincerebbe i vecchietti a delegarlo al ritiro della pensione mensile alle Poste e, soprattutto, i ragazzi a concedergli a occhi chiusi l’usufrutto del proprio futuro. 

Sì, Boldrin piace ai giovani perché sembra (anzi, probabilmente è) lo zio figo che ha girato il mondo, guadagna un sacco di soldi grazie alle sue competenze professionali e fa amicizia coi ventenni più facilmente che con i coetanei.

Questo match immediato è confermato dal fatto che non lo si sia pressoché mai visto in TV, ospite dei talk tradizionali, ma, in compenso, il suo volto carismatico appaia ovunque vi sia uno studiolo con un conduttore che invita a lasciare like, cliccare sulla campanella e iscriversi al canale.

La sua comunicazione piace perché sostituisce il trittico Dio, patria e famiglia, old fashioned ma sempre d’attualità, con la Santissima Trinità Dati, Numeri e Denaro. L’esercito che ha messo su vanta tra le sue file il finance bro che derubrica gli umani come risorse, il nerd geniale che vive davanti al computer, riducendo la realtà a modelli matematici che giustificherebbero tale o talaltra scelta, e il plurilaureato che non si degna nemmeno di ascoltare la tua opinione, a meno che tu non possa aggiungere al curriculum tre PhD ad Harvard e uno a Yale.

Ora, è evidente che, da una parte, si tratti di una reazione stizzita (e comprensibile) di una data categoria sociale ai tempi che corrono. Nello specifico, giovani adulti iper-istruiti, spesso costretti a costruirsi un futuro a migliaia di chilometri di distanza da casa, perché qui da noi chi è intelligente e brillante campa di stratagemmi, mentre Giuli e Lollobrigida fanno i ministri.

Perciò, un Boldrin che cala dalle vette del proprio successo per dare una mano alla povera Italia (peraltro non è la prima volta che ci prova), sciorinando programmi che prevedono soluzioni concrete con la sua parlantina all’olio d’oliva, fa gola a molti. 

“Tagliamo le pensioni che succhiano soldi al lavoro”. “Diamoci al nucleare che siamo indietro di quarant’anni”. “Riformiamo la scuola e liberiamoci della paccottiglia gentiliana”. “Lasciamo perdere il salario minimo, che non serve a una mazza”.

Io, lo confesso, non voterò per Boldrin (pur essendo ancora classificabile come giovane). 

Ma non solo e non tanto per il programma del suo ORA!, che per buona parte ho letto, quanto più per questioni di principio politico che, mi pare, vengano beatamente ignorate.

Anzitutto, il suo partito si presenta come un partito di centro, anzi, d’estremo centro. Dunque, non solo si pone concettualmente come formazione anti-idealista, bensì rivendica fortemente quell’anti-idealismo che ne contraddistingue i lineamenti. 

Epperò, la contraddizione è dietro l’angolo: come può questo economicismo ostentato, questa fulgida rappresentazione del liberismo americano che è padre putativo del suo pensiero, non essere a sua volta pura ideologia

In primis, la politica dovrebbe essere capace d’intercettare il sentimento popolare, riconoscendone le istanze e cavalcandole, possibilmente senza abusare di propaganda e retorica. 

Ridurre il mondo e la realtà a modelli spiegabili attraverso l’economia, o meglio, una certa maniera di vedere l’economia, è quantomeno delittuoso. Ci riporta con la mente, se non altro nella forma, al “There is no alternative” di Margaret Thatcher. 

Sì, il sistema pensionistico rappresenta un bug dell’attuale sistema socio-economico di casa nostra; tuttavia, c’è da ricordarsi che siamo un Paese dall’età mediana di quasi 50 anni. Di conseguenza, quanti giovani (per ovvie ragioni specie a rischio estinzione) sceglierebbero a cuor leggero di togliere soldi a nonni e genitori, fidandosi di uno Stato che li ha lasciati fino all’altro ieri con le pezze?

Sì, la dipendenza energetica dalle forniture straniere è un fatto, e le guerre hanno definitivamente scoperchiato il vaso di Pandora. Ma quanti meridionali si fiderebbero di darsi al nucleare, sapendo bene come funziona la burocrazia in Italia, quanti decenni sarebbero necessari prima di vedere i risultati, e, soprattutto, sapendo che il Nord è la parte più industrializzata del Paese, tanto da produrre componentistica per le filiere della tanto amata Germania? Sicuri non avrebbe un piccolo occhio di riguardo?

Potremmo continuare, ma l’idea dovrebbe esser stata resa. Insomma, nessuno mette in discussione l’esperienza, l’intelletto, la capacità e la qualità dell’accademico Boldrin. 

È che, forse, in questo mondo sempre più grafici e acciaio, c’è chi crede ancora (forse stupidamente) in una politica che veicoli umanità e senso d’appartenenza.