← Tutti gli articoli
← Torna agli articoli

Meno libri, Meno liberi

Meno libri, Meno liberi

Largo a un nuovo Green Pass: l’autocertificazione antifascista

Quando l’Italia guarda al fascismo (con tutto il vasto campo semantico storico-politico-sociale-culturale che questo ultrasecolare termine abbraccia) lo fa generalmente in due maniere: da una parte, c’è la romanticizzazione reazionaria, malinconica e, di norma, ignorante del qualunquista frustrato; dall’altra, la patetica guerra ideologica mossa ai cadaveri da coloro che, evidentemente, ritengono di vivere tuttora sotto una dittatura asfissiante. 

Ora, dei primi abbiamo spesso discettato, e, ahimè, torneremo a farlo, visti i chiari di luna. Eppure, sono sempre i secondi a portarsi a casa, inequivocabilmente, la Palma d’Oro dell’Idiozia Politica. Di solito, ci riescono esercitando (ovviamente malissimo) la sottomarca di un’azione repressiva tipica dei regimi contro cui s’affannano a latrare tanto alacremente: la censura. 

La fiera romana Più libri più liberi, dedicata all’editoria indipendente, ha infatti decretato che, dalla prossima edizione, per partecipare sarà necessario dichiarare la propria estraneità ai valori della dottrina fascista, allineandosi a quanto già sancito dalla Costituzione Italiana e bla, bla, bla.

Ricorderete che, al termine dello scorso anno, s’era tanto parlato del famigerato stand, uno dei tanti della suddetta fiera, della casa editrice Passaggio al bosco (di chiare simpatie destrorse), la cui presenza aveva causato polemiche, boicottamenti, dietrofront e il solito chiacchiericcio stantio. 

Quest’anno ci si è portati avanti col lavoro, tagliando la testa al toro: chiunque abbia idee di stampo fascista, foss’anche il più fine degli intellettuali o il più brillante degli autori, è bandito. 

Com’è ovvio, menti libere e pensanti (e tutt’altro che fasciste), come quelle di Massimo Cacciari, Marco Travaglio e Luciano Canfora, hanno immediatamente espresso contrarietà verso un’iniziativa tanto bislacca. 

Qual è, infatti, il punto di una trovata simile? Che risultati si spera di ottenere? Sì aspira a un repulisti letterario? S’immagina la redazione di qualche bella lista di proscrizione in cui inserire gli scrittori infami?

L’unico risultato concreto che una tale decisione può raggiungere è quello di rendere odiosa questa forma posticcia e infantile, quando non ridicola, di antifascismo facile. Che proprio non riesce a smontare chi la pensa diversamente coi contenuti e la dialettica, necessitando perpetuamente dell’esclusione aprioristica. 

E, spiace dirlo, palesandosi per quel che è: un giochino per piccolo-borghesi mediamente istruiti che si divertono a dipingersi come insulse caricature di Gramsci e Rosa Luxembourg.

Ah, naturalmente, la politica del “tu sì e tu no” esclude(rebbe) una miriade di autori che, a prescindere dalla loro appartenenza ideologica, tutt’oggi leggiamo e studiamo: Pirandello, Céline, Pound, Grass, e via dicendo. 

E ricordiamoci, inoltre, che il controverso e il contraddittorio non conoscono colore politico: Marx, Bakunin e Proudhon erano feroci antisemiti, Fo ha prestato servizio per la Repubblica di Salò, Sartre e Neruda ammiravano il regime stalinista. 

Non esistono i buoni e i cattivi. Esiste la buona e la cattiva letteratura.

Ma che ne sanno loro.