← Tutti gli articoli
← Torna agli articoli

Il sistema etico di Bastoni (o il moralismo ipocrita di noialtri)

Il sistema etico di Bastoni (o il moralismo ipocrita di noialtri)

Come sempre, Inter-Juventus non ha deluso le aspettative: è stato un match drammatico, scoppiettante e, naturalmente, stracolmo di polemiche. 

Al centro dei dibattiti, però, non c’è finito il campo, bensì un grossolano errore arbitrale (tanto per cambiare!) che ha inevitabilmente condizionato l’incontro.

Il fattaccio si consuma a fine primo tempo, e coinvolge due difensori: l’interista Bastoni e lo juventino Kalulu, entrambi già ammoniti. Approfittando di un passaggio sbagliato, l’italiano anticipa nettamente l’avversario, che, per stroncare sul nascere una ripartenza potenzialmente pericolosa, lo stende. 

L’arbitro La Penna non ha dubbi: secondo giallo per Kalulu e conseguente espulsione. Bastoni esulta, insieme a tutta la fazione nerazzurra, sapendo di trovarsi di fronte a un punto di svolta favorevole. 

Tutto normale, se non fosse che, a riguardare le immagini, ci si accorge immediatamente della frittata fatta dall’arbitro: il fallo è inesistente, e la Juventus perde un uomo ingiustamente; ma, come se non bastasse, dovrebbe essere l’Inter a rimanere in inferiorità numerica, dato che Bastoni cade di proposito, fingendo di subire uno sgambetto che non c’è, e, a norma di regolamento, la simulazione va sanzionata con un cartellino giallo (e, anche nel suo caso, si tratterebbe del secondo). 

Ci sarebbe il VAR per salvare capra e cavoli, ma questi non può intervenire (e correggere la grave svista), in virtù di un protocollo assurdamente folle, che senz’altro subirà delle modifiche.

Il seguito è ben noto: l’Inter vince la partita 3-2, e, da lì, si entra in quel velenosissimo Sottosopra che, alle nostre latitudini, solo la tossicità del calcio sa generare.

D’altro canto, come disse causticamente Churchill a proposito del nostro temperamento: “Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”. Non aveva tutti i torti.

In effetti, in queste circostanze, le cose che mi fanno più specie sono due: l’attenzione ossessiva (e impropria) che dedichiamo a simili questioni, infinitamente meno rilevanti di altre, che, invece, ignoriamo di buon grado, e, soprattutto, quell’irritante, pruriginosa rogna chiamata moralismo, che, sostituendone la prima lettera, si tramuta in gogna. 

Come da spartito, ciò a cui è andato incontro Alessandro Bastoni.

Dai tifosi più beceri, che vomitano la loro frustrazione sui social verso tutto e tutti, fino ad arrivare al comunicato ufficiale di un gruppo di politici juventini, di colore misto (quando si dice le “larghe intese”), riuniti in un surreale Club Parlamentare. La cosa sarebbe tragica, se non fosse già ridicola, ma, del resto, è esattamente quel che siamo: un paese di musichette, mentre fuori c’è la morte.

Insomma, in poche ore Bastoni è diventato un simbolo al contrario. Un italiano indegno di indossare la maglia della Nazionale. Un cattivo esempio per i giovani. 

Ci sarebbe quasi da arrestarlo, se la legge lo consentisse. 

Non fraintendiamoci: ha sbagliato, ed è giusto farglielo notare.

Tuttavia, sarebbe giusto pure mantenere lucidità e equilibrio nei giudizi, cose che, quando si tratta di pallone, paiono una chimera più irraggiungibile della trasparenza in politica.

La domanda è: a cosa dobbiamo credere? Alla memoria corta della gente? Alla loro malafede? O, più banalmente, a un semplicissimo mix di stupidità e ignoranza?

Sì, perché gli integerrimi che sputano merda sul calciatore interista sono gli stessi che dimenticano che la nostra Nazionale ha un capo delegazione (l’intoccabile Buffon) che ha avuto più di un problema con la giustizia, in passato. 

Gli stessi che dimenticano che l’inappuntabile Chiellini, molto convincente nel nuovo ruolo istituzionale da dirigente incazzato, ha costruito un’intera carriera su furberie che lui stesso, nella propria autobiografia, definisce “una malizia che fa parte del gioco”.

Gli stessi che dimenticano che la nostra politica è piena di individui, talvolta seduti nella stratosfera dei vertici apicali, con una fedina penale imbevuta di condanne in primo grado, in appello, patteggiamenti, proscioglimenti, prescrizioni, e via discorrendo.

Gli stessi che dimenticano che “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.

La verità, forse, è che il moralismo non sia mai la più brillante delle idee.