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Una lacrima strappastorie (Com’è dura stare al mondo, se sei figlio d’arte)

Una lacrima strappastorie (Com’è dura stare al mondo, se sei figlio d’arte)

Cos’hanno in comune Alice, Pietro e Virginia? Sono tre persone giovani, italiane, e che, soprattutto,  possono vantare ascendenze di un certo peso. Ascendenze che possono causare più di un problema, come raccontano a cuore aperto Alice e Pietro, rispettivamente figlia di Cristiano De André (e nipote di Fabrizio) e figlio di Gianni Morandi.

La prima, addirittura a Le Iene, parla di come il suo cognome ingombrante sia stato motivo di fastidiosissimi bias, facilitati dall’assurda convinzione che i “figli di” beneficino di percorsi visibilmente in discesa (e chi lo avrebbe mai detto!), affrettandosi ad aggiungere che lei non canta, giacché la sua famiglia non gestisce un salumificio (francamente sfugge il nesso secondo cui il figlio di un salumiere debba necessariamente seguire le orme paterne); eppure, mette in scena uno spettacolo teatrale in cui dialoga con suo nonno. 

Come quelli che dicono di nome guardare mai, ma proprio mai, la TV, e poi, però, sanno tutto quello che accade nelle trasmissioni che dichiarano di detestare.

Il secondo, pronto al debutto a Sanremo, ci racconta che non gli piacciono i raccomandati, e che, tentando di smarcarsi dall’avvolgente ombra di suo padre, ha sempre fatto per conto suo. Poi, tuttavia, prosegue dicendo di non aver vissuto difficoltà di sorta a causa del suo nome (ma va!), e che, dopo esser scappato dal cognome Morandi per cercare la sua strada, adesso ha deciso di celebrarlo. 

Forse, a furia di allontanarsi, si era smarrito. 

Poco male, visto che, in occasione della scoppiettante serata delle cover, canterà Vita, uno dei brani più noti del padre; giusto per fugare ogni possibile dubbio sul fatto che lui, con Gianni, proprio non c’entri nulla.

In ultimo, la giovane Virginia Bocelli, figlia di Andrea, è stata scritturata per una parte nell’ultima stagione di Mare fuori. La quattordicenne ha dichiarato di essere entusiasta, poiché grande fan della serie, che guarda fin da piccolissima con i genitori (pensate se fosse questa la conditio sine qua non per ottenere una parte nello show), e ha aggiunto che per lei, venendo dal mondo della musica, si tratti di un salto spaventoso (proprio come fare un figlio mentre si è ancora precari, o trasferirsi all’estero in cerca di una vita migliore con null’altro che uno zaino in spalla e tanto spirito di intraprendenza). Chi ne scrive parla di una grande professionista, un enfant prodige, in possesso di un CV che fa invidia alla stragrande maggioranza delle colleghe coetanee. In effetti, ci chiediamo quante aspiranti attrici quattordicenni siano figlie di una star mondiale. Dettagli di cronaca, apparentemente.

Ma, in ultimo, qual è il trait d’union tra queste tre storie? 

Beh, anzitutto la copertura mediatica, assolutamente inimmaginabile per un figlio di nessuno. Il solo fatto che si abbia l’occasione di lagnarsi pubblicamente del peso del proprio cognome è, evidentemente, un chiaro sintomo di privilegio. 

Anche perché, e questo dovrebbe far ben riflettere, nessuno di loro si lagna per l’assenza di opportunità professionali dovuta al pregiudizio verso il loro nome. No, tutti loro si lagnano malgrado le opportunità professionali che fioccano a destra e a sinistra. Un’enorme differenza.

In secondo luogo, l’esasperante attenzione che diamo al singolo individuo e alla sua storia. Ognuno di noi vuole raccontarsi (spesso e volentieri piangendosi addosso e suscitando la compassione altrui), e crede sinceramente che la sua personale vicenda sia importante, o, comunque, degna di nota. A tal proposito, sono persuaso che la diffusione a macchia d’olio di podcast e affini, sempre a caccia di un nuovo ospite sensazionale, magnifico e straordinario, abbia ulteriormente corroborato un’interpretazione della realtà contemporanea che tende (quasi sempre) a premiare l’individualità, piuttosto che il collettivo. 

Ma, di questo, parleremo in un’altra occasione.

In un mondo dove i figli d’arte lavorano nello show business (anche) grazie a mamma e papà, noi sogniamo un universo di René Ferretti (Boris), che, alla disperata ricerca di una nuova attrice per la sua fiction, esclude aprioristicamente dalla short-list di candidate sua figlia, sebbene sia la più brava, per di più tenendo all’oscuro il resto della produzione sul grado di parentela che li lega. 

Forse è chiedere troppo.